sabato 8 novembre 2014

NO ALLE TRIVELLE NEL SALENTO

Hanno ragione i sindaci dei Comuni salentini a preoccuparsi per le prospezioni finalizzate alla ricerca di idrocarburi. L’eventuale estrazione del petrolio metterebbe a rischio, oltre l’ecosistema, anche la vocazione turistica del territorio. Ma il rischio non proviene solo dalle trivelle sulle coste salentine.
Sappiamo che il Mediterraneo, è un mare intercontinentale, un bacino semichiuso. Il ricambio completo dell'acqua avviene all'incirca in 90 anni. Pur rappresentando meno dell’1% della superficie complessiva di tutti i mari del pianeta, accoglie oltre il 20% del traffico mondiale marittimo di prodotti petroliferi. Già oggi è soggetto ad un forte inquinamento delle acque a causa dell’elevata immissione di idrocarburi. Cosa accadrà quando Croazia, Montenegro e Grecia, oltre all’Italia, daranno via libera alle multinazionali petrolifere per la ricerca e per l’estrazione degli idrocarburi?
E’ già successo con la Exxon Valdez, la petroliera della Exxon Mobil incagliatasi su una scogliera in Alaska il 24 marzo 1989. La nave era una superpetroliera  e disperse in mare buona parte del suo carico: quasi 50 milioni di litri di petrolio. E’ successo nuovamente con l’incendio sulla piattaforma petrolifera della British Petroleum –dal fondale il petrolio risaliva riversandosi in mare-che nella primavera del 2010 riversò 5 milioni di barili di petrolio nelle acque del Golfo del Messico.
Quindi, decisamente no alle trivelle nel mare “salentino” (e no alle trivelle in tutto il Mar Mediterraneo) e piena adesione al “sit-in” promosso dal Movimento Regione Salento.

Roberto Tundo dirigente nazionale di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale